Un mio giovane e caro amico, mi ha inviato questo video  https://youtu.be/LdhQzXHYLZ4. Quella di John Oliver su HBO è una satira pungente e inesorabile sui candidati Primi Ministri dell’Italia. Il commento di questo giovane amico è stato: “Terribile!”. A seguire il mio ex professore negli Stati Uniti mi invia l’articolo del Wall Street Journal sulle elezioni italiane del 4 marzo https://www.wsj.com/articles/the-real-italian-job-make-the-economy-more-productive-1519756469 e mi scrive “depressing”. Conclude la kermesse “Povera Italia. L’ottava più grande economia mondiale affronta una serie di scelte dolorose” sull’ultimo numero del The Economist https://www.economist.com/news/leaders/21737511-worlds-eighth-largest-economy-faces-woeful-set-choices-italy-goes-polls.” Video da vedere e articoli da leggere.

Quanto segue, è un controcanto articolato e il più possibile olistico sulla situazione italiana. Non nega le sfide presentate dai nostri osservatori internazionali, vieppiù, ne aggiunge altre. Suggerisce alcuni spunti sul perché la situazione, per quanto difficile, non è così catastrofica. L’Italia ha le risorse per un turnaround. Gli italiani, specie chi vive e lavora in ambito internazionale, dovrebbero considerare di recarsi alle urne “en masse” per esprimere la propria libera opinione alle prossime elezioni del 4 marzo. Questo anche per coloro che ritengano sia arrivato il momento di dare e di dire stop al “being patronized”. Esprimersi alle urne è un segnale di leadership.

Il quadro economico (come illustrato nell’ultimo paragrafo) è tale che le scelte di chiunque governerà, saranno obbligate e dolorose. È il motivo per cui, con cognizione e competenza, bisogna votare.

Questo articolo avrà la versione in inglese.

Warning: quello che segue non è un tweet.

È l’Italia così terribile e deprimente? La risposta, specie per gli osservatori internazionali, è: no! La satira e gli articoli poggiano su parte della verità.

Quando calibri come HBO, il WSJ e The Economist comunicano hanno una potenza di fuoco tale che, in assenza di contraltari (e dall’Italia non ne esistono come vedremo), le loro opinioni diventano il percepito che, a sua volta, diventa verità. È come se questi colossi dessero degli Stati Uniti d’America le sole news delle sparatorie nei licei. Il percepito sarebbe di un paese fuori controllo e violento e la verità diventerebbe, quindi, terribile e deprimente.

I punti da considerare sono:

  • I media e il silenzio dei non innocenti: gli italiani
  • Qualità del capital umano in politica: eppur si muove
  • La nuova job description dei CEO
  • Piccole e medie imprese sopravvissute alla crisi e più forti: the often overlooked backbone
  • Il calibro delle Università italiane: per aspera ad astra

 

Per il mio giovane amico, che so essere di talento, quanto segue illustra che è al posto giusto e al momento giusto: nel proprio Paese che è sull’awakening. Vediamo perché.

I media e il silenzio dei non innocenti: gli italiani.

L’Italia tutt’oggi non ha nessun mezzo di comunicazione in inglese edito dall’Italia. Una piattaforma multimediale (social inclusi) con investimenti adeguati per parlare in inglese al resto del mondo. Il sito del governo italiano www.governo.it, non ha il tab in inglese. Francia, Russia, Cina lo fanno ma anche i Paesi del Golfo. Gli incontrastati araldi italiani sono il Financial Times, il New York Times, Il Wall Street Journal e il settimanale The Economist.

L’Italia però continua a fare spallucce. Ed è un grave errore. Con questo metodo si segmenta e si atomizza l’identità e la reputazione creando più Italie ma senza un avviamento. Il valore finale percepito è inferiore alla somma di queste micro –parti. Non si controlla, infine, il proprio destino.

La responsabilità è interamente italiana. L’Italia è come un’azienda di 62 milioni di addetti che non ha la divisone marketing e vendite. Non sorprenda quindi che la Spagna attiri più turisti dell’Italia (lo spagnolo è la prima lingua nelle Americhe), che il nostro Paese sia la 38a destinazione degli investimenti Usa e che, in generale, l’Italia sia percepita eccellente per le sole (e straordinarie) industrie delle 4 F (Food, Fashion, Furniture e Ferrari) ma non per fare “serious business”. Per quanto se ne possa essere fieri, a cinquanta anni di distanza, l’upper cut alla percezione dell’Italia è stato sferrato sia dalla “Dolce Vita” che dalla “Grande Bellezza” che hanno stereotipato una Italia lasciva, bon vivant e cinica. Alcuni leader, come Fedele Confalonieri Presidente di Mediaset, hanno, tuttavia, lanciato il guanto della sfida alla classe dirigente italiana “È l’ora di creare un media in inglese” http://italianbusiness.org/e-lora-di-creare-un-media-inglese-fedele-confalonieri-presidente-mediaset/ .

Con un media in inglese l’Italia informerebbe più compiutamente gli osservatori internazionali. Silvio Berlusconi ha indiscussi meriti (anche i media francesi e l’ex direttore del The Economist Bill Emmott lo hanno dovuto ammettere) come, ad esempio, in politica estera. La sua iniziativa aveva dato stabilità all’arco geo-politico dai Balcani alla Libia. Aveva creato un rapporto stabile con Mu’ammar Gheddafi (non senza dolorosi compromessi) arrestando i flussi migratori, riavvicinato l’attuale Presidente Turco Recep Tayyip Erdoğan all’Europa facendolo sentire un pari grado e non un pariah, ha dato il benvenuto in Europa, dopo un secolo, alla Russia di Vladimir Putin con gli accordi di Pratica Mare. Una svolta storica per la nascita del Consiglio Nato-Russia. La Francia di Sarkozy, l’Inghilterra di Cameron – l’iniziatore del referendum Brexit–, l’ignavia degli Stati Uniti non senza complicità italiane hanno distrutto questa “Pax Italiana”. Oggi l’Italia, in primis, “is footing the bill”.

Matteo Renzi ha dato all’Italia una forza social democratica europea, impresso al Paese un senso di urgenza, varato riforme importanti come quella del mercato del lavoro e l’agenda sociale, offerto una possibile nuova costituzione.

Matteo Salvini, ha ereditato un partito distrutto dagli scandali, ha esteso il reach della Lega al Centro e al Sud dando voce agli italiani che soffrono l’ondata di immigrazione in un Paese cha ha tassi di disoccupazione giovanile elevati e dove la micro criminalità ha diminuito il senso di sicurezza dei cittadini.

Luigi Di Maio rappresenta un movimento che ha l’indubbio merito di aver canalizzato democraticamente la rabbia e la frustrazione di una parte importante della società italiana. Per un Paese che dopo la stagione del terrorismo delle Brigate Rosse (anni ’80), ha visto due professori universitari assassinati perché consulenti del governo per l’ammodernamento del mercato del lavoro, Massimo D’Antona (assassinato a Roma nel 1999) e Marco Biagi (assassinato a Bologna nel 2002), ciò è ragguardevole. Il Movimento 5 stelle è il primo partito politico italiano.

Questi leader, fossimo in America, sarebbero tutti bollati come dei self-made men. E lo sono. Hanno fatto la gavetta e, due di loro, hanno partecipato a giochi a premi in TV. Nutro rispetto.

Le pulsioni anti-euro sono svanite, prova ne sia che i fondi esteri incrementano la loro partecipazione nell’azionariato delle società italiane quotate e continuano a comprare tranche di debito pubblico italiano. Sono degli ottimi affari. I fondi hanno imparato a leggere la nostra politica.

A volte la campagna elettorale, i comizi e l’entusiasmo delle folle portano ad eccessi verbali e a frasi oltre la decenza. È disdicevole. È successo. L’Italia ha dimostrato, tuttavia, di essere una democrazia matura e di condividere, trasversalmente agli schieramenti politici, i valori sanciti e illustrati nella Costituzione della Repubblica. Questo è un fatto.

Qualità del capital umano in politica: eppur si muove.

Il quadro marco economico dell’Italia e le politiche che saranno necessariamente dolorose, esigono competenza. A differenza del passato, tutti gli schieramenti concordano. L’alleanza di centro-destra ha ufficialmente candidato Antonio Tajani, attuale Presidente del Parlamento Europeo, uomo esperto d’Europa e apprezzato a livello internazionale. È stato nostro ospite nel febbraio del 2014 per discutere con Gary Hart, all’epoca Chairman dello State Department International Security Advisory Board, e Vali Nasr, Rettore della John Hopkins Advanced International Studies di “USA and Europe geopolitical and economic perspective, TTIP Challenges and Opportunities” moderati da Fareed Zakaria di CNN http://italianbusiness.org/ii-summit-2014-new-york/ . Questa alleanza, inoltre, appare decisa nell’abbattere le tasse.

Il Movimento 5 Stelle ha già presentato i suoi potenziali futuri ministri attingendo dal mondo delle professioni. Di Maio ha rilevato che questi Ministri in pectore non hanno votato il movimento ed è per questo che sono stati scelti: per competenze e indipendenza.

Il Governo uscente di centro-sinistra ha rivendicato la competenza della “squadra”.

Eppur si muove.

E poi c’è la Presidenza della Repubblica d’Italia. Dopo le elezioni, il Presidente della Repubblica ascoltate le delegazioni dei partiti, nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri, il quale, a sua volta, presenterà una lista dei Ministri che il Presidente della Repubblica dovrà approvare. Questa formazione di governo dovrà, infine, avere la fiducia delle due camere. La Presidenza della Repubblica, come sempre in momenti delicati, ha assicurato al Paese un governo. In una situazione di impasse, il Presidente potrebbe scegliere personalità esterne. È successo. L’Italia abbonda di donne e uomini competenti e di standing internazionale.

La nuova job description dei CEO

Stuart Zimmer è l’amministratore delegato di un fondo di US$ 15 miliardi a New York con un 28% netto di ritorni negli ultimi 15 anni. Lo scorso 22 febbraio a New York in occasione della conferenza “The International Business Exchange. Investing in Italy and a New Europe” ha dichiarato che gli amministratori delegati italiani oggi rappresentano una nuova “scuola” di management. Sono tra i migliori al mondo perché capaci di coniugare l’ottimizzazione dei costi con le strategie che aumentano il valore dell’azionista.

Il Trust Barometer della Edelman fornisce dei dati interessanti. La fiducia nei governi, media, organizzazioni non governative e, in minor misura, aziende è in caduta libera. È degli Stati Uniti che anno su anno perdono 9 punti di trust, la peggiore performance. Il governo Usa a fine 2017 godeva della fiducia del 33% della popolazione. Si apre un nuovo spazio per i CEO e il top management come agenti di influenza e cambiamento. Il 64% dei rispondenti, infatti, chiede ai CEO di esercitare leadership e di operare cambiamenti necessari senza aspettare che sia il governo a indicarne la strada. In Italia, solo il 27% dei cittadini si fida del governo contro il 54% che ha fiducia nelle aziende (https://www.edelman.com/trust-barometer).

Rispetto alla recente “epoca dei cambiamenti” dettati dalle rivoluzioni tecnologiche, questo è un “cambiamento di epoca” perché rivoluziona l’assetto delle sfere di influenza e competenza sociale a favore delle aziende. Rispetto ai governi, le aziende definiscono le filiere tecnologiche, impiegano capitale umano di assoluta eccellenza, hanno forza e leva finanziaria, capacità di esecuzione e di imparare dagli errori. Godono di leadership stabili e di esperienza globale. Questa globalizzazione, forse conclusa con l’avvento di Trump, è la prima della storia basata sulla “rule of law” invece degli eserciti. Per la prima volta nella storia, i CEO sono più esperti e competenti dell’apparato statale.

I CEO in Italia hanno l’opportunità di accompagnare il cambiamento. Un ulteriore asset.

Piccole e medie imprese sopravvissute alla crisi e più forti: the often overlooked backbone

Le aziende quotate in Italia sono una parte dell’economia. A fine gennaio 2018 la capitalizzazione del FTSE MIB delle aziende italiane era di Euro 521 miliardi, una frazione del Prodotto Interno Lordo non un multiplo come nelle altre economie avanzate. L’economia Italiana è soprattutto piccole e medie imprese. Hanno lavorato bene durante la crisi e si sono imposte con forza nei mercati internazionali. Nel 2015 le imprese italiane hanno investito US$ 7.5 miliardi negli Stati Uniti e per la prima volta lo stock di investimenti italiano in Usa è superiore a quello Usa in Italia. L’export, in altre parole, è accompagnato da investimenti diretti che rafforzano l’espansione in quei mercati consentendo alle aziende di crescere di dimensione. Molti strumenti finanziari sono oggi a disposizione per crescere di dimensioni dalle SPAC a operatori Usa che offrono mini bond. L’export italiano nel 2017 è aumentato del 7% rispetto al 2016 e vale Euro 450 miliardi di Euro. Il private equity Usa comincia a investire direttamente in Italia.

Ci sarà, inoltre, un “trickle down effect”. Le ottime pratiche manageriali praticate dalle grandi aziende saranno trasmesse ai comparti medi e piccoli assicurando quindi management e cultura per la crescita dimensionale. I prossimi dieci anni in Italia si assisterà ad un processo di crescita dimensionale, indipendentemente dalla politica.

 

Il calibro delle Università italiane: per aspera ad astra

Da Torino a Palermo, le università italiane migliorano e scalano le classifiche internazionali.

L’Università Bocconi nel suo campus milanese ospita 14.000 studenti universitari e laureati di cui il 70% proviene dall’Europa, il 15% dall’Asia e il 9% dalle Americhe. Gli studenti hanno l’opportunità di studiare all’estero per un semestre nelle migliori università tra cui Princeton, Yale e NYU. Nel 2017, secondo US News Best Colleges, la Bocconi si è classificata 7a in Europa e 28a nel mondo. Il suo Master in Finance è classificato 7 ° al mondo e 6 ° in Europa secondo il Financial Times.

In Emilia Romagna un consorzio di produttori -Ferrari, Maserati, Lamborghini, Ducati, Dallara, Toro Rosso, Haas F1, Magneti Marelli – in collaborazione con le Università di Bologna, Modena-Reggio, Ferrara e Parma hanno lanciato la Motor Vehicle University dell’Emilia-Romagna. Dal 1° settembre 2017 quest’università offre, in inglese, due master universitari internazionali e inter-universitari su Advanced Automotive Engineering e Advanced Automotive Electronic Engineering, motorvehicleuniversity.com/en/.

Con circa 40.000 studenti, il Politecnico di Milano è la più grande università italiana per l’ingegneria, l’architettura e il design industriale ed è classificata tra le università europee più importanti in questi settori. L’università ha sette campus ed 12 dipartimenti, dedicati alla ricerca. Molti programmi sono interamente insegnati in inglese, attirando così un numero sempre crescente di studenti internazionali di talento, che formano una comunità diversificata da più di 100 paesi. Alcuni dei più famosi scienziati e architetti italiani hanno studiato e insegnato al Politecnico di Milano. Tra questi, Renzo Piano e Aldo Rossi, entrambi Pritzker Price, e Giulio Natta, Premio Nobel.

Siamo in una fase di iniziale (anche se non sanguigna) ripresa economica Nel terzo trimestre del 2017 l’indebitamento netto della pubblica amministrazione in rapporto al PIL è stato pari al 2,1%, con un miglioramento di 0,3 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2016 (2,4%). Nei nove mesi, in base ai dati Istat, si è registrato un deficit pari al 2,3% del PIL, anche qui in miglioramento di 0,2 punti sullo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta del valore più basso dal 2007 (sempre guardando ai primi nove mesi).

Rimangono, tuttavia, aree di grande preoccupazione.

Il quadro, chiunque vinca le elezioni, è quello illustrato nella tabella che segue. Le soluzioni (riforme) saranno dolorose. Produttività, divario Nord-Sud, burocrazia, riduzione dello stock di debito pubblico, eccesso di presenza dello Stato nell’economia tramite enti locali e regionali, sanità, tassazione, gestione dei flussi migratori, crimine organizzato, riforma della giustizia e riconquista del primato della politica, sono solo alcune delle aree di intervento che solo una squadra di governo competente e con immediata cedibilità internazionale potrà affrontare. La Germania sarà il primo partner con cui si dovrà stabilire un rinnovato rapporto di fiducia.

  • Debito 2016 non consolidato: Euro 2.269 miliardi, 132% del PIL; Giappone (222%), Grecia (179%), Libano (146%)
  • Vita media residua del debito: 7.5 anni
  • Deficit 2.4%
  • Detentori del debito: 36% fondi esteri
  • NPL (debiti non esigibili): 16% vs. Media Eu 7%
  • Output gap (scostamento tra il livello effettivo del prodotto e quello potenziale) 2017 tra -1.5 e -4.5%
  • Occupati: 22.7 mln come nel 2006, popolazione da 58 a 60 mln ma invecchiata (>65 anni da 11 a 13 milioni)
  • Consensus impatto riforme su PIL (da +2% a +8% del PIL) e tempistica: lungo periodo, OCSE 10 anni
  • Spread con traiettoria al rialzo
  • BUDGET
  • Entrate: $872.6 miliardi
  • Uscite: $917.7 miliardi (stima 2016)
  • Gap: $45 miliardi
  • Tasse e altre entrate:
  • 47.1% del PIL (stima 2016)
  • Deficit
  • -2.4% del PIL (stima 2016)
  • Debito Pubblico
  • 132.5% del PIL (2016)
  • 132.1% del PIL (2015)

(1) Deficit non superiore a 0,5 % del PIL; può raggiungere l’1,0 % solo se rapporto debito/PIL è inferiore al 60%. I paesi sottoposti alla Procedura per i disavanzi eccessivi sono tenuti a presentare alla Commissione e al Consiglio un dettagliato programma di riforme strutturali volte a correggere lo squilibrio rapidamente e in modo duraturo.

L’Italia ha i mezzi e le risorse in tutti i comparti per realizzare con serietà quanto i numeri indicano. Rimane aperta la domanda se Il Paese sia, infine, stanco e stufo di essere patronized. Solo gli elettori italiani potranno dirlo.

Il mio caro e giovane amico avrà capito che c’è ancora tanto da lavoro da fare ma abbiamo la materia prima. Al mio amico prof americano dico che stiamo lavorando e sodo.

Spero utile.

 

 

Pin It on Pinterest